martedì 20 ottobre 2009

storia di dominazione

Si dice che le violenze domestiche siano rivolte nel novanta per cento dei casi, verso le belle donne. In casa mia, evidentemente, non vigono le leggi della statistica. In casa mia domina Elisa. Lei è la padrona. Fa e disfà tutto quello che vuole e come lo vuole. Io sono solo il servo, lo sguattero, lo schiavo umilmente devoto. Il mio compito è principalmente quello di occuparmi della cura del nostro appartamento (conviviamo) e del benessere della Dea. Elisa è molto pretenziosa. E conscia di essere la regina di cuori e non fa niente per nasconderlo. E bellissima, intelligentissima, amata e ammirata da tutti. Non posso che reputarmi fortunatissimo ad appartenere ad una dominatrice sadomaso di tale perfezione. Questa mattina, Elisa si è svegliata molto presto, era appena l'alba. Io naturalmente stavo dormendo sotto al letto, con il mio minuscolo cuscino ed una copertina leggera, che sono le uniche comodità che la padrona mi ha concesso. Sarebbe mio dovere svegliarmi prima della sovrana e destarla dal suo dolce sonno come la mia natura di essere inferiore richiede, leccandole le piante dei piedi fino a quando lei non mi allontana con un bel pestone in pieno volto. Tuttavia, Elisa non si è arrabbiata. Avevo ordine di svegliarla alle otto in punto ed erano solamente le sei e mezza, perciò non avevo contravvenuto ai miei obblighi di rapporto. Anzi, la Dea è stata gentilissima, con me, suo inutile e devoto servitore. Mi ha strattonato per il guinzaglio e mi ha fatto mettere in ginocchio di fianco al letto. Le lenzuola di seta la coprivano ancora per metà, e le gambe che svettavano dai lembi della coperta ammiccavano vogliose nella mia direzione. Elisa è alta un metro e settantacinque, capelli lunghi castani e sguardo da cerbiatta. Stavo per baciarle i piedi come è mia consuetudine da quando sono entrato a suo servizio, quando la Dea mi ha fermato, stirando dolorosamente il guinzaglio. Il collare a strangolo che mi passava attorno al collo mi ha tolto il fiato per qualche secondo. Ho arrancato, ansimante. Cucciolo, hai sete? Hummno, padrona .Ah, che peccato! ha esclamato lei, con un sorridente dispiacere disegnato in volto. Avevo una bevanda calda, preparata giusto giusto per il mio bravo servetto. Una spuma calda e giallina proprio come piace a te. Però non ho proprio voglia di andare in bagno. Dovrò fare uno sforzo e tenermela Padroncina, non posso permettere che lei soffra a causa della mia incompetenza. Elisa sorrise, divertita. Bravo, cuccioletto. Così mi piaci. Su, prendi l'imbutino e ficcatelo in gola. Raccolsi l'imbuto dall'ultimo cassetto del comodino (quello riservato a me e ai miei attrezzi da schiavo) e me lo infilai in bocca. La mia dolce padrona scostò le lenzuola, si sporse verso di me e posizionò la sua figa depilata in corrispondenza della bocca dell'imbuto. Iniziò a scaricarsi senza troppa preoccupazione e svuotò completamente la vescica.

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